Lecce, la Firenze del Sud, la capitale del Barocco, affascinante e bella a misura d'uomo!

Anche se siamo nel periodo d'oro del Salento, Lecce ha sempre dimostrato di esser una delle mete preferite dei vacanzieri italiani e anche stranieri.
Nell'ultimo decennio le presenze nel Salento sono raddoppiate a vista d'occhio, Lecce chiude il 2017 incrementando ulteriormente le presenze turistiche.

Si dice che una persona quando arriva al sud piange due volte: quando arriva e quando va via!

Eh si, perché i paesaggi stupendi, la natura e la bellezza del Salento non sono sufficienti per rendere il benvenuto dei visitatori agevole e positivo: la carenza dei servizi e una gestione poco organizzata non passa di certo inosservata, soprattutto nei periodi di maggiore affluenza. Ma Lecce con le sue chiese e con i suoi monumenti riesce ad incantare tutti i suoi visitatori. Infatti, sono ben 34 le chiese più antiche, narranti una storia e tradizione che tocca le diverse epoche storiche. Sicuramente da non perdere sono:

 Basilica di Santa Croce - Lecce

Basilica di Santa Croce:

Considerata il simbolo del barocco leccese.
I lavori per la sua costruzione iniziarono nel 1549 ma a causa delle innumerevoli interruzioni, la Basilica fu completata solamente nel 1695. Nell’attuale area della basilica, Gualtieri VI di Brienne aveva fondato un monastero nel XIV secolo, ma solamente dopo il XVI secolo la zona venne trasformata in area monumentale. Per reperire l’intero terreno si acquisirono le case e le proprietà limitrofe, molte delle quali appartenenti a famiglie ebre che furono cacciate dalla città nel 1510.
La prima fase della costruzione (1549-1582) vide la realizzazione della zona inferiore della facciata, fino all’enorme balconata sostenuta da telamoni raffiguranti uomini ed animali. In una successiva fase dei lavori (1606) vennero aggiunti alla facciata i tre portali decorati, lo stupendo rosone (terminato nel 1646), ed il fastigio della struttura.
A completamento dell’intera basilica c’è una cupola, utilizzata come fonte di luce, e terminata nel 1590. Elemento importantissimo di questa basilica è la facciata su cui viene raccontata, attraverso simboli e allusioni, la storia e il significato che essa aveva. Composta da sei colonne che suddividono la struttura in cinque aree, il portale maggiore (1606) presenta coppie di  colonne corinzie ed espone le insegne di Filippo III di Spagna, Maria d’Enghien e Gualtieri VI di Brienne. Sui portali laterali, invece, sono esposti gli stemmi della congregazione dei Celestini.
La trabeazione è caratterizzata da una successione di telamoni raffiguranti figure grottesche o animali fantastici e allegorici che sorreggono la balaustra, ornata da 13 putti abbracciati ai simboli del potere temporale (la corona) e spirituale (la tiara). Ma ciò che sicuramente salta all’occhio è il rosone, d’ispirazione romanica, caratterizzato da tre ordini a bassorilievo. Evidenziato da due colonne corinzie, che separano la zona centrale da quella laterale in cui sono presenti le due nicchie con le statue di San Benedetto e Papa Celestino V, il rosone è decorato con foglie di alloro e bacche. Agli estremi, si ergono due statue femminili, simboleggianti la Fede e la Fortezza.
A conclusione della facciata troviamo il timpano. L’interno a croce latina, originariamente era diviso in cinque navate, due delle quali sono state riassorbite nelle cappelle laterali nel XVIII secolo. Nel presbiterio troviamo l’altare maggiore, di epoca settecentesca, prelevato nel 1956 dalla chiesa di San Niccolò e Cataldo (Adiacente al monastero degli Olivetani, cimitero monumentale di Lecce).

 

Duomo Ss.ma Assunta - Lecce

Duomo di Maria Santissima Assunta:

Situata in piazza Duomo, costruito una prima volta nel 1144, fu rinnovato e ricostruito in stile romanico nel 1230; solo nel 1659 il vescovo di Lecce Luigi Pappacoda diede all’architetto leccese Giuseppe Zimbalo, detto Lo Zingarello, il compito di ricostruire la chiesa cattedrale in stile barocco leccese.
L’architetto scelse di non alterare la pianta della cattedrale, e terminò i lavori nel 1670, anno in cui lo stesso vescovo Pappacoda consacrò il Duomo. Sarà sempre lo stesso Zimbalo ad occuparsi dei lavori per la costruzione del campanile (1660-1681), in sostituzione di quello precedente.
Con i suoi 72 metri di altezza, risulta essere tutt’oggi uno dei più alti d’Europa.
A chiudere l’enorme bianca piazza del Duomo troviamo il Palazzo del Seminario, costruito tra il 1694 e il 1709, in stile barocco leccese. La facciata del palazzo è ispirata a quella del Palazzo dei Celestini, adiacente a Santa Croce.
Il palazzo, oggi, ospita il Museo Diocesano e la Biblioteca Innocenziana, nome che prende ispirazione da Papa Innocenzo XII, vescovo della città. La biblioteca contiene oltre diecimila volumi,
alcuni dei quali risalenti al quattrocento/cinquecento.

Chiesa San Niccolò e Cataldo - Lecce

Chiesa dei Santi Niccolò e Cataldo


Situata nel cimitero monumentale di Lecce, fu costruita nel 1180.
Nel 1716 i lavori di ristrutturazione trasformarono radicalmente la facciata in stile barocco. L’interno, suddiviso in tre navate, presenta archi a sesto acuto ed una cupola nel mezzo della navata centrale. La chiesa è interamente affrescata con dipinti eseguiti fra il XV e il XVII secolo; lo stato di conservazione degli stessi rende evidente le varie fasi del processo per affrescarla.

 

S. Oronzo fuori le mura


Attualmente in fase di restauro. Il santuario è noto in tutto il territorio salentino per il culto del celebre patrono leccese, Sant'Oronzo.
Secondo alcune storie, la chiesa venne costruita nel posto dove il 26 agosto del 68 d.C. San Giusto e Sant'Oronzo furono decapitati. Realizzata nel 1657 in stile neoclassico,
interamente costruita in pietra leccese. La facciata possiede portale d'ingresso timpanato ed è scandita da quattro lesene corinzie. La facciata con il suo portale d’ingresso timpanato, è scandita da quattro lesene corinzie.
L’interno, a croce greca, ospita una tela raffigurante il martirio del santo patrono. Sono, inoltre, conservate le opere statuarie dedicate al santissimo, fra cui spicca la riproduzione in cartapesta della testa di Sant’Oronzo (in dialetto “Capu de Santu ‘ronzu”).

 

Scritto in collaborazione con:

Dott. Chiara Massari